Saturno contro vs Terminator II

Lunedì 29 Settembre 2008

Non mi è piaciuto l’ultimo film di Ferzan Ozpetek.
Non so, nel suo voler essere forte a tutti i costi, l’ho trovato paradossalmente poco toccante.
E poi, voglio dire, basta leggere la pagina della cronaca di qualsiasi quotidiano ed eccolo lì, il giorno perfetto.
Proprio per il suo essere meno sensazionalista e più intimista, invece, mi colpì molto Saturno Contro.


Un mio amico mi fece pensare ad un particolare interessante, riguardo questo film.

Vediamo spesso film dove muore un sacco di gente, qui ne muore uno solo, però…

Giusto.
Giusto, cazzo, giusto!
Per una generazione come la mia, cresciuta a pane e Terminator II, non è affatto un pensiero scontato.
Voglio dire, nei film che accompagnarono la mia infanzia il protagonista ammazza persone con la facilità con cui mangia caramelle, e fino ad una certa età io ho sempre pensato che fosse quella, la vita vera, quella dei Predator, dei Commando, dei Rambo.
Senza capire che ogni singolo poliziotto/criminale/innocente che lo Schwarzenegger o lo Stallone di turno uccideva aveva probabilmente dietro una famiglia, dei figli, degli amici, un compagno o una compagna che lo attendevano a casa preparandogli una minestra calda.
Ma lui a casa non tornerà mai, perché l’ha ucciso Robocop!

A questo proposito, vorrei riproporre (ampliata) una citazione che più volte è apparsa in questo blog, ma che sta dannatamente bene in ogni intervento. E la dedico a Saturno contro come a tutti i film che ci fanno capire che la morte è una cosa seria, e non una roba da comparsate.

Che cosa sia un uomo realmente si sa oggi meno che mai, e perciò si ammazzano gli uomini in grandi quantità, mentre ognuno di essi è un tentativo prezioso e unico della natura.
Se non fossimo qualcosa più di uomini unici, se si potesse veramente togliere di mezzo ognuno di noi con una pallottola, non ci sarebbe ragione di raccontare storie.
Ogni uomo però non è soltanto lui stesso: è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo s’incrociano una volta sola, senza ripetizione.
Herman Hesse, Demian

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The male (il male)

Sabato 9 Agosto 2008

Vi ho già parlato dei miei deliri con Jazz.
C’è però qualcosa di molto più grave che riguarda il nostro passato: un cortometraggio amatoriale che abbiamo girato un bel po’ di mesi fa.
Si intitola The male (il male).
L’errore di traduzione, se ve lo state chiedendo, è del tutto (in)voluto.
Avevo postato tempo fa su questo filmato, ma importando il vecchio blog su WordPress mi si era incasinato l’intervento, e allora, visto che:

  • in questi giorni ho zero idee ma voglio mantenere un buon numero di accessi al mio blog;
  • vorrei aumentare le visualizzazioni (e magari anche i commenti) su YouTube, dato che sono solo 950;

[...] perché non pisciare in faccia a Paganini e ripetersi?

La trama è qualcosa di insensato, ma proverò a riassumerla.

Due intrepidi ragazzi, con l’ausilio di un vocabolario Italiano-Inglese trovato in casa, partono per l’Inghilterra alla ricerca del male (The male). Ma al loro ritorno una strana presenza li attende.

Trovo The male geniale nella sua completa idiozia, e di ciò va dato merito a Jazz, che l’ha montato con sapiente pazzia (e qui, standing ovation per la rima, please).
Immagino già le recensioni.

THE MALE
Voto 8.5
Con la sua atmosfera onirica e allucinata, con i suoi continui flashback e cambi di rotta nella regia, con le sue tempistiche sfalsate e le sue deliranti intuizioni, The male rappresenta l’archetipo di un nuovo modo di fare cinema. Robert Rodriguez, Darren Aronofsky e Quentin Tarantino sono avvertiti: da oggi non sarà più possibile girare film senza rifarsi a questo capolavoro dello sfrantismo postmoderno.

Godetevelo tutto (sono bravo a creare aspettative?).

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Ritorno al futuro

Lunedì 18 Dicembre 2006
Pochi, secondo me, hanno colto una sfumatura importante del celeberrimo film “Ritorno al futuro”. Nella pellicola in questione il povero Marty McFly si perde in mille disavventure in un passato più o meno remoto, e deve scapicollarsi per trovare un modo per tornare nella sua epoca. In quest’ottica, dunque, il personaggio interpretato da Michael J. Fox appare come un eroe sventurato che lotta contro il destino, peraltro vincendolo brillantemente.
Ma ad un’analisi più attenta risulterà che il vero protagonista di “Ritorno al futuro” (perlomeno dei primi due capitoli) è un altro, vale a dire Biff Tannen. Il povero Biff viene presentato, prima che le coincidenze portino Marty nel passato, come un egoista sfruttatore di un George McFly incapace di opporre la minima resistenza. Ma, si sa, nel mondo funziona così: c’è chi nasce per fottere e chi per essere fottuto. Biff ha dunque l’unica, opinabile colpa di avere obbedito al destino.
Poco prima di tornare nel 1985, però, Martry McFly architetta un piano ingegnoso perché i suoi futuri genitori si innamorino (evento compromesso dall’inserirsi, nella dinamica dei fatto, dello stesso Marty, che qui diventa colpevole e bastardo); nel piano in questione c’è anche un’intrinseca e laboriosa opera di rivalutazione della personalità del padre, che lo porta a gonfiare il suo orgoglio e tirare fuori le palle come una persona normale.
Finisce, così, che Biff, prima che Marty torni nel futuro/presente, si becca un bel cartone sui denti, e da lì George McFly ottiene un incredibile rispetto che lo porta a diventare uomo in gamba e spiritoso, fino a sottomettere lo stesso Biff. E’ questa, quindi, la chiave del problema: tra Biff e George si invertono le parti, e solo per le scaramucce e le prese di posizione di un ragazzo del futuro che nel 1985 non avrebbe mai dovuto starci, se non fosse stato per la sua incontrollabile abilità nel creare casini.
Il risultato, dunque, non mette in luce un mondo migliore: non esiste uno sfruttatore di meno, perché il posto che era di Biff ora l’ha preso George. Marty McFly, ordunque, non è un paladino della libertà che lotta per un mondo migliore, ma un reazionario ed egoista fomentatore di odio che non vuole far altro che mantenere lo status quo (a parti inverse, beninteso, il che lo rende ancora più avido e insopportabile).
Il povero Biff cercherà, nel secondo episodio, di riconquistare il successo e l’onore che il destino gli aveva attribuito, consegnando al suo alter ego più giovane un almanacco sportivo prelevato dal futuro con tutti i risultati delle competizioni sportive dal ‘50 al 2000. Inutile dire, del resto, che anche questo piano sarà sventato da Marty e Doc, non senza problemi e peripezie.
Marty e Doc sono due perfidi manipolatori del destino che agiscono solo per conto dei propri interessi (salvare la propria famiglia dai danni da loro stessi causati) e per danneggiare quello di Biff, un povero Cristo che ne paga le conseguenze. CONCLUSIONE: Marty e Doc sono i veri antagonisti della pellicola, Biff è il simbolo della civiltà moderna, scavalcato e sconfitto dalla frenesia e dall’avidità della società occidentale post-bellica.
ABBASSO MARTY E DOC, FASCISTI MALCELATI,
VIVA BIFF TANNEN, BIFF TANNEN VIVE!!!

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Frasi da dimenticare

Venerdì 8 Settembre 2006
“Se le mie risposte ti spaventano, Vincent, allora lascia stare le domande che atterriscono”.
E’ la frase più significativa di un film che hanno visto tutti, ma nessuno la ricorda.
A nessuno rimane impressa, perché alla fine è più facile così.
E’ più facile ricordare un nero enorme che viene sodomizzato.
O un altro la cui testa viene fatta scoppiare sul sedile posteriore di un’auto.
Ma non è facile capire, per chi non è stato colpito da questa frase, che dietro c’è molto altro.
C’è una testa poggiata ad un finestrino, con lo sguardo perso nel vuoto.
C’è un cellulare che da troppo tempo attende di squillare.
C’è un paio di orecchie che aspetta invano un segnale.
C’è tanto inchiostro gettato su pagine fredde.
“E tutto quello che la gente fa, nei giudizi, non è che cosa ma come lo si fa”.
E’ la frase di una canzone che non molti conoscono.
E alcuni dei pochi che la conoscono, fanculo la modestia, la conoscono grazie a me.
Ed è una delle tante frasi presenti in questa canzone, gettate lì ed ascoltate distrattamente.
Ma la gente non capisce che lui, l’autore, non lascia nulla al caso.
E anche se questa frase splendida è contornata da altre meno trascendentali…
…tipo “Il cattivo tenente si trova da Blockbuster”…
…questo non significa che il suo valore debba essere sminuito.
Ma molti così fanno, perché tanto la gente ne scrive tante, di parole.
E perché dovremmo porre particolare attenzione su tutte?
Dietro questa frase c’è, per chi sa ascoltare, molto di più delle parole in essa contenute.
C’è una serata con sensazioni spaccate a metà, tipo primo-secondo tempo di “La vita è bella”.
C’è la sensazione di essere profondamente compresi da una persona che neanche conosci.
C’è il desiderio di avere un fratello come l’autore della frase.
E tuo fratello invece… be’, non è così.
Per usare un eufemismo.
Zero.

Stream

Domenica 11 Giugno 2006

Trasversalismo o panico
Nomadismo schizzoide
Dittatura del significato
Proletariato in precarizzazione
Tempo liberato dal lavoro
Temporalità proletaria sottrattiva
Sottrazione sociale generalizzata
Manifestazione non violenta
Difesa con armi leggere
Creativismo isterico
Mao-Dadaismo
Poetica sensual-ironica
Deterritorializzazione
Riterritorializzazione
Soggettivismo isterico
Femminilizzazione generalizzata
Sovversione creativista
Rimozione del soggetto
La felicità
È sovversiva
Quando si collettivizza