Mr.Lem intervista Claudio Delicato

Lunedì 14 Settembre 2009

Eccoci.
Sono tornato, almeno per un secondo.
Non aggiorno più spesso il blog, magari a nessuno di voi frega un emerito cazzo, magari alcuni si strapperanno i capelli.
Ma, alla fine, qual’è il passato remoto di masticare?
Facile, masticazzi!
Però sappiate che la mia prolungata assenza è dovuta a un nobile motivo.
Ho scritto un libro.
Ho finito di scrivere un libro, lo sto proponendo in giro, e nel frattempo ne sto scrivendo un altro.
Non dico niente, perilmomento.
Speriamo bene.

Però, vorrei proporvi l’intelligente intervista realizzata da Mr.Lem a Ciclofrenia.
Il ragazzo, che ha talento, ha notato il mio blog in giro per il uèb, ha avuto pietà per la scarsità di aggiornamenti.
Poi ha domandato, e io ho risposto.

Potete trovare l’intervista integrale qui.

Ah, nuoce gravemente alla salute.
Eh.

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Beppe Grillo si candida alla segreteria del PD. Io lo voto, ma.

Domenica 12 Luglio 2009

Il pensiero di dover pulire casa per un’imminente cena con amici.
Qualche cazzata qua e là su Feisbuc, ché è sempre bene curiosare, non mi piace farmicazzimìa.
E Jazz mi scrive:
“Beppe Grillo è impazzito, si candida alla segreteria del PD“.
Non ci voglio credere.
Credo a uno scherzo, spero in uno scherzo.
Perché questa è una di quelle cose che escludo a priori dalla mia impostazione mentale, è come la Roma in seriebbì, come l’insalata russa, come Windows.
E inveceno.

Che dire, vivo sentimenti contrastanti.
Da sempre, vivo sentimenti contrastanti, riguardo a Grillo.
Ma non per le stronzate che propinano i politici, del tipo cià i soldi!, quindi è incoerente!, queste sono amenità che lascio ai ragazzini e alle casalinghe di Voghera, per me la coerenza è l’ultimo dei parametri sui quali giudicare una persona, tanto sono incoerente io.
Però non mi sta particolarmente simpatico come persona.
Non mi entusiasma come comico.
E lo trovo autoreferenziale, refrattario al confronto, spesso approssimativo e un po’ credulone.
Però, il ragionamento che ho sempre fatto a chi lo critica è.
Da qualche anno c’è una persona che dice che i politici sono corrotti, che bisogna mandare affancùlo questa classe dirigente, che bisogna riformare la politica secondo principi etici, e tu checcazzojevoidì?

E quindi, lo voterò, eccèrto che lo voterò.
Non sono un elettore del Piddì, ma di certo sono interessato al fatto che alla sua guida si metta una persona che giudico politicamente migliore degli altri.
E infatti ero orientato su Bersani, che tuttosommàto mi sembra una persona seria.
E invece non lo voterò, e mi dispiace molto per il bold piacentino.
Soprattutto perché questo voto a Beppe lo darò con malcelata convinzione.

Perché la forza di Grillo è sempre stata proprio il non entrare mai all’interno delle logiche che critica.
Se dovesse vincere (improbabile), sarà molto più attaccabile.
E se dovesse perdere, sarà molto più attaccato.

Come dice il grande Alberto Radius:
La riconversione
non mi sembra una ragione
per confondere lo schiavo col padrone”

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Perché Berlusconi è come un ombrello

Martedì 31 Marzo 2009

“Per me Berlusconi è stato come un ombrello”, mi disse.
Quasi non glielo volevo chiedere, il perché. Quella frase era così ambigua e fascinosa che avrei voluto mantenesse il fascino dell’ininterpretabilità.
E infatti, pochi secondo dopo.
“Perché?”.
“Grazie per la domanda”, sorrise, “perché l’ombrello è l’oggetto pro-tempore per eccellenza. Io, personalmente, non lo prendo mai a meno che non piova a dirotto. Non sono borioso e previdente, non guardo i nuvoloni grigi in cielo né sento dolori al callo, semplicemente valuto l’evidenza e decido di conseguenza.
Poi puntualmente accade che smette di piovere.
E l’ombrello è uno dei pochi oggetti che possono servirti quando esci di casa, ma non quando rientri a casa.
E infatti, io l’ombrello me lo dimentico.
Sempre.
Puntualmente.
Ovunque.
Anche la giacca può avere un’utilità temporanea, ma voglio dire, la giacca è una roba importante, nessuno si sogna di scordarsela da qualche parte.
Invece l’ombrello è un oggettaccio da quattro soldi, che smerciano a poco prezzo i venditori ambulanti.
Io una volta lo votai, Berlusconi.
Perché quel giorno vidi piovere.
Poi, come sempre, me lo scordai in qualche angolo.
E, diomenevoglia, non ne sento assolutamente la mancanza”.

È dura sapere cosa si pensa dell’Italia all’estero.
È dura anche ammettere e ricordare che Berlusconi ha fondato il pidièlle fondando il suo lurido partito con uno che deriva direttamente dalla tradizione fascista.
Noi ormai neanche ci facciamo più caso, perché Fini si è smarcato da quelle idee, almeno a parole.
Però i La Russa, gli Alemanno restano.
E infatti, leggete questo articolo del Guardian sulla nascita del pidièlle.

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Di Pietro Dance

Giovedì 4 Dicembre 2008

Come stai?
Bene, rispondeva, con il sorriso sulle labbra.
Fino al giorno in cui si suicidò.

Gli aggiornamenti del mio blog sono ormai più rari dei discorsi intelligenti di Valeria Marini.
Anzi no, ché quelli sono inesistenti.
Ma esisto ancora, sono ancora vivo, e scrivo, scrivo, anche se meno sul blog e più da altre parti.
Tornerò presto ad assillarvi.
Nel frattempo, godetevi un video eccezionale, dura appena un minuto.
Ed è la Di Pietro Dance!
Prezioso, un dj geniale, ha mixato alcune frasi di Di Pietro con una base dance.
Il risultato è esilarante, godetevelo.

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Chi vuol essere un milionario paraculo?

Lunedì 20 Ottobre 2008

Chi vuol essere milionario? è un retaggio dei primi anniduemila.
Ebbe un successo strepitoso, all’inizio: era l’unico programma a mettere in onda un premio così alto, ed in più la grafica accattivante e la bravura del conduttore lo rendevano appetibile a massaie cucinoindaffarate e studenti in riposo delle setteqqualcosa.
Poi, andando avanti con il tempo, si scoprì che si potevano vincere somme quasi-altrettanto ingenti grazie ad un parametro molto più terraterra rispetto alla cultura personale: il culo, il culo e… be’, ancora il culo.

Ma quando studiai a New York per un mese, durante il quarto anno di liceo, feci una scoperta allucinante, da pisciare in testa ad Indiana Jones.
Scoprii il Chi vuol essere milionario? americano, anzi, statiunitense.
La prima cosa che mi balzò all’occhio fu la semplicità estrema delle domande, ennesima dimostrazione del fatto che il livello culturale americano è più basso del culo di Clarence Seedorf.
Ricordo che in un’occasione la domanda da sessantaquattromiladollari (la quint’ultima, ndC) era su quale tipo di triangolo si applica il Teorema di Pitagora?
Oh, Dio.
E il concorrente, che era una specie di redneck del Connecticut:

I believe it’s right-angled, but I’d like to use the Phone-A-Friend lifeline (Credo che sia il triangolo rettangolo, ma vorrei usare l’aiuto da casa)

Dio, che schifo.

Ma la cosa ancora più bella era la conduzione di Regis Philbin.
Pragmatica, vertiginosa, drammaticamente americana.
In America non è come in Italia, non ti fanno aspettare quaranta minuti prima di dirti se la risposta è giusta o sbagliata.
Tu dai la risposta, confermi, e loro bum!, subito, dentro o fuori, ti danno il responso in maniera brutale.
(Ad onor del Belpaese va tuttavia specificato che l’edizione Italiana, proprio per la tensione che riesce a trasmettere, è stata giudicata la migliore al mondo)

Oggi vorrei proporvi un video che ben rappresenta il secondo dei punti appena illustrati.
John Carpenter, omonimo del famoso regista, è arrivato all’ultima domanda.
La prima cosa da sottolineare in questo video è che dal momento in cui il presentatore fa la domanda a quando comunica se la risposta è esatta o no passano appena due minuti e trentaquattro secondi.
Ma la seconda cosa, la più assurda, è il comportamento del concorrente. Spero vivamente che possiate capire bene l’Inglese del parlato o il Francese dei sottotitoli, perché quest’uomo fa una cosa veramente geniale, assurda e tipicamente Americana.

Buona visione.
P.S. – Potete trovare cosa dice Carpenter qui, ma andateci solo se non avete capito il video.

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