Mr.Lem intervista Claudio Delicato

Lunedì 14 Settembre 2009

Eccoci.
Sono tornato, almeno per un secondo.
Non aggiorno più spesso il blog, magari a nessuno di voi frega un emerito cazzo, magari alcuni si strapperanno i capelli.
Ma, alla fine, qual’è il passato remoto di masticare?
Facile, masticazzi!
Però sappiate che la mia prolungata assenza è dovuta a un nobile motivo.
Ho scritto un libro.
Ho finito di scrivere un libro, lo sto proponendo in giro, e nel frattempo ne sto scrivendo un altro.
Non dico niente, perilmomento.
Speriamo bene.

Però, vorrei proporvi l’intelligente intervista realizzata da Mr.Lem a Ciclofrenia.
Il ragazzo, che ha talento, ha notato il mio blog in giro per il uèb, ha avuto pietà per la scarsità di aggiornamenti.
Poi ha domandato, e io ho risposto.

Potete trovare l’intervista integrale qui.

Ah, nuoce gravemente alla salute.
Eh.

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Me, me stesso e i miei oppositori

Giovedì 23 Luglio 2009

Ed è così che, diobbòno, mi fermo a fare benzina.
Che piacere, fare benzina.
Un’attività tua, solo ed esclusivamente tua.
Ed è per questo che io, con quelli che di notte lavorano alla pompa di benzina, quelli che ti aiutano a rifornirti in cambio di una mancetta, sono un po’ stronzo.
In maniera del tutto Comunista, pro-immigrazione e pro-cooperazione tra popoli, s’intenda.
Però, ecco, scendere dalla macchina, inserire i miei soldi nella macchinetta a cui l’orientamento dei miei soldi non va mai bene, sganciare la pompa e fare benzina sono gesti che mi piacciono, gesti a cui non voglio rinunciare.
Per questo no, scusa, non ho spicci, mi dispiace.

Ma in questo caso, mi fermo un attimo prima.
No, scusa, non ho spicci, mi dispià.
Per la precisione.

Questo tizio mi ricorda qualcosa.
Fino a qualche anno fa lavoravo come cameriere in un ristorante, zona Laurentina (piuomméno).
Come lavapiatti, o sguattero cheddirsivòglia, lavorava un Pakistano, o Indiano, o Bangladesharo, cazzonesò, dio benedica il razzismo, la Lega Nord e in particolare Mario Borghezio.
Aveva sempre il sorriso stampato sulla faccia.
Un sorriso irritante, ventiquattroresuvventiquattràto, che non capivi mai se ti stesse prendendo per il culo o se semplicemente la vita gli avesse regalato un segreto che tu non conosci.
Neanche ne ricordavo il nome.
A lui non serviva un nome.
Lui era il suo sorriso, ebbàsta.

Ed è per questo che no, scusa, non ho spicci, mi dispià.
E mi fermo un secondo a guardarlo.
E penso.
Ma è lui?
Non sembra.
C’è qualcosa di diverso.

I baffi, ecco, ha più baffi.
Ma poi no, dài, questo è più basso.
Sarà che non lo vedo con il copricapo da cucina.
O magari boh, la pettinatura diversa.

Ah.
No.
Ecco.
È il sorriso.
Gli manca il sorriso, cristoddìo.

Faccio finta di non riconoscerlo.
Esaurisco i miei dieci euro di verde.
Rientro in macchina.
E metto in moto, ebbro di un mondo Audi A4, con il motore a scoppio che pompa, inala, consuma.
E la benzina, la benzina vera, quella che permette di metterlo in moto, che perde autonomia, potere e sorriso.

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Beppe Grillo si candida alla segreteria del PD. Io lo voto, ma.

Domenica 12 Luglio 2009

Il pensiero di dover pulire casa per un’imminente cena con amici.
Qualche cazzata qua e là su Feisbuc, ché è sempre bene curiosare, non mi piace farmicazzimìa.
E Jazz mi scrive:
“Beppe Grillo è impazzito, si candida alla segreteria del PD“.
Non ci voglio credere.
Credo a uno scherzo, spero in uno scherzo.
Perché questa è una di quelle cose che escludo a priori dalla mia impostazione mentale, è come la Roma in seriebbì, come l’insalata russa, come Windows.
E inveceno.

Che dire, vivo sentimenti contrastanti.
Da sempre, vivo sentimenti contrastanti, riguardo a Grillo.
Ma non per le stronzate che propinano i politici, del tipo cià i soldi!, quindi è incoerente!, queste sono amenità che lascio ai ragazzini e alle casalinghe di Voghera, per me la coerenza è l’ultimo dei parametri sui quali giudicare una persona, tanto sono incoerente io.
Però non mi sta particolarmente simpatico come persona.
Non mi entusiasma come comico.
E lo trovo autoreferenziale, refrattario al confronto, spesso approssimativo e un po’ credulone.
Però, il ragionamento che ho sempre fatto a chi lo critica è.
Da qualche anno c’è una persona che dice che i politici sono corrotti, che bisogna mandare affancùlo questa classe dirigente, che bisogna riformare la politica secondo principi etici, e tu checcazzojevoidì?

E quindi, lo voterò, eccèrto che lo voterò.
Non sono un elettore del Piddì, ma di certo sono interessato al fatto che alla sua guida si metta una persona che giudico politicamente migliore degli altri.
E infatti ero orientato su Bersani, che tuttosommàto mi sembra una persona seria.
E invece non lo voterò, e mi dispiace molto per il bold piacentino.
Soprattutto perché questo voto a Beppe lo darò con malcelata convinzione.

Perché la forza di Grillo è sempre stata proprio il non entrare mai all’interno delle logiche che critica.
Se dovesse vincere (improbabile), sarà molto più attaccabile.
E se dovesse perdere, sarà molto più attaccato.

Come dice il grande Alberto Radius:
La riconversione
non mi sembra una ragione
per confondere lo schiavo col padrone”

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Marxisti-Leninisti Discodance!

Mercoledì 6 Maggio 2009

Negli ultimi giorni mi sono cimentato con un programmino famosissimo che soddisfa pienamente le esigenze di chi, batterista come me (e quindi totalmente incapace di comporre qualcosa che abbia anche una minima accezione armonica), vuole comporre musica orecchiabile senza troppi sbattimenti.

Così, con un amico ho fondato un progettattempopèrso parallelo agli Starlette: i Big Trouble in Vitinia.

Il nostro primo singolo, estratto dall’album (per adesso ancora inesistente) Murder in Via Codigoro, è qualcosa di veramente devastante, a metà strada tra Goa, Psytrance, Industrial e canzone popolare Italiana.

Sbarca su Iutùbb il pezzo che ha sbaragliato le charts di tutto il mondo: la Marxisti-Leninisti Discodance!

Cliccate sull’immagine sottostante per ascoltare la canzone: non date troppo retta al video artigianale (anche se noi che facciamo i coglioni è una cosa preziosa), ascoltate la musica e… dategli cinque stelle!!!

mldd


Perché Berlusconi è come un ombrello

Martedì 31 Marzo 2009

“Per me Berlusconi è stato come un ombrello”, mi disse.
Quasi non glielo volevo chiedere, il perché. Quella frase era così ambigua e fascinosa che avrei voluto mantenesse il fascino dell’ininterpretabilità.
E infatti, pochi secondo dopo.
“Perché?”.
“Grazie per la domanda”, sorrise, “perché l’ombrello è l’oggetto pro-tempore per eccellenza. Io, personalmente, non lo prendo mai a meno che non piova a dirotto. Non sono borioso e previdente, non guardo i nuvoloni grigi in cielo né sento dolori al callo, semplicemente valuto l’evidenza e decido di conseguenza.
Poi puntualmente accade che smette di piovere.
E l’ombrello è uno dei pochi oggetti che possono servirti quando esci di casa, ma non quando rientri a casa.
E infatti, io l’ombrello me lo dimentico.
Sempre.
Puntualmente.
Ovunque.
Anche la giacca può avere un’utilità temporanea, ma voglio dire, la giacca è una roba importante, nessuno si sogna di scordarsela da qualche parte.
Invece l’ombrello è un oggettaccio da quattro soldi, che smerciano a poco prezzo i venditori ambulanti.
Io una volta lo votai, Berlusconi.
Perché quel giorno vidi piovere.
Poi, come sempre, me lo scordai in qualche angolo.
E, diomenevoglia, non ne sento assolutamente la mancanza”.

È dura sapere cosa si pensa dell’Italia all’estero.
È dura anche ammettere e ricordare che Berlusconi ha fondato il pidièlle fondando il suo lurido partito con uno che deriva direttamente dalla tradizione fascista.
Noi ormai neanche ci facciamo più caso, perché Fini si è smarcato da quelle idee, almeno a parole.
Però i La Russa, gli Alemanno restano.
E infatti, leggete questo articolo del Guardian sulla nascita del pidièlle.

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