Mai fidarsi di qualcosa che sanguina per cinque giorni e non muore

Lunedì 6 Aprile 2009

Ehm.
Preparatevi.
Oggi sto per farvi vedere qualcosa di veramente vomitevole.
In verità il video è abbastanza vecchio, molti lo conoscono già, dunque non me ne vogliate se sono ridondante.
E non me ne vogliate neanche se vi farà senso!
Ma io l’ho trovato geniale, e per questo vorrei proporlo alle (poche) persone che ancora non lo conoscono.
Buona visione, e tenetevi vicino un secchio per lo sbratto.

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Chi vuol essere un milionario paraculo?

Lunedì 20 Ottobre 2008

Chi vuol essere milionario? è un retaggio dei primi anniduemila.
Ebbe un successo strepitoso, all’inizio: era l’unico programma a mettere in onda un premio così alto, ed in più la grafica accattivante e la bravura del conduttore lo rendevano appetibile a massaie cucinoindaffarate e studenti in riposo delle setteqqualcosa.
Poi, andando avanti con il tempo, si scoprì che si potevano vincere somme quasi-altrettanto ingenti grazie ad un parametro molto più terraterra rispetto alla cultura personale: il culo, il culo e… be’, ancora il culo.

Ma quando studiai a New York per un mese, durante il quarto anno di liceo, feci una scoperta allucinante, da pisciare in testa ad Indiana Jones.
Scoprii il Chi vuol essere milionario? americano, anzi, statiunitense.
La prima cosa che mi balzò all’occhio fu la semplicità estrema delle domande, ennesima dimostrazione del fatto che il livello culturale americano è più basso del culo di Clarence Seedorf.
Ricordo che in un’occasione la domanda da sessantaquattromiladollari (la quint’ultima, ndC) era su quale tipo di triangolo si applica il Teorema di Pitagora?
Oh, Dio.
E il concorrente, che era una specie di redneck del Connecticut:

I believe it’s right-angled, but I’d like to use the Phone-A-Friend lifeline (Credo che sia il triangolo rettangolo, ma vorrei usare l’aiuto da casa)

Dio, che schifo.

Ma la cosa ancora più bella era la conduzione di Regis Philbin.
Pragmatica, vertiginosa, drammaticamente americana.
In America non è come in Italia, non ti fanno aspettare quaranta minuti prima di dirti se la risposta è giusta o sbagliata.
Tu dai la risposta, confermi, e loro bum!, subito, dentro o fuori, ti danno il responso in maniera brutale.
(Ad onor del Belpaese va tuttavia specificato che l’edizione Italiana, proprio per la tensione che riesce a trasmettere, è stata giudicata la migliore al mondo)

Oggi vorrei proporvi un video che ben rappresenta il secondo dei punti appena illustrati.
John Carpenter, omonimo del famoso regista, è arrivato all’ultima domanda.
La prima cosa da sottolineare in questo video è che dal momento in cui il presentatore fa la domanda a quando comunica se la risposta è esatta o no passano appena due minuti e trentaquattro secondi.
Ma la seconda cosa, la più assurda, è il comportamento del concorrente. Spero vivamente che possiate capire bene l’Inglese del parlato o il Francese dei sottotitoli, perché quest’uomo fa una cosa veramente geniale, assurda e tipicamente Americana.

Buona visione.
P.S. – Potete trovare cosa dice Carpenter qui, ma andateci solo se non avete capito il video.

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Televideo, progresso e l’importanza dei perché

Lunedì 6 Ottobre 2008

Il Televideo è l’evoluzione tecnologica che meglio si è inserita nella timeline del progresso.
Può essere considerato il vero ponte tra la rigidità dell’offerta dell’informazione televisiva e l’interattività di quella informatica: ti fornisce un accettabile ventaglio di scelte, e tra queste ti puoi muovere con discreta libertà, come un aspirante Indiana Jones alle prese con l’esplorazione della Basilica di San Paolo fuori le mura.
Non è quando lo dico io come la tivvù, ma neanche quando lo dici tu come il web.

Quando ha fatto il suo roboante ingresso nel mercato, il concetto di televisione è cambiato di botto, tant’è che, per un certo periodo, i televisori si distinguevano tra quelli che ciavevano il Televideo e quelli che non ciavevano il Televideo.
Uno spartiacque fenomenale, roba che la dicotomia destra-sinistra je faceva ‘na pippa.

Io da piccolo lo guardavo, il Televideo, con i suoi colori sgargianti e puntuali, e mi meravigliavo.
Perché non era solo Prima (103), Politica (120), Dall’Italia (140), Dall’estero (150), Calcio (201) e Brevi calcio (229).
Non era solo quelle pagine il cui numero ricordavi a memoria, e che ricorderai per sempre (Classifica della serie A: 203), era un’infinità di altre cose che la gente, ormai, non rammenta più.
C’erano pure i giochi, sul Televideo.
C’era l’oroscopo.
C’erano le previsioni del tempo.
C’era la programmazione dei cinema, cazzo!, e quante volte, io, ho deciso che film andare a vedere consultando il Televideo.

E poi, insomma, vuoi mettere?, il brivido di attendere l’aggiornamento delle pagine, quello di aspettare che si completasse il giro dei numeri, prima di giungere alla notizia desiderata.
Da cento a settecentoequalcosa, e poi – sorpresa! – lo ampliarono fino a ottocentoequalcosa, e tutti quei buchi in mezzo che ti chiedevi chissà quando li riempiranno, e chissà che notizie ci metteranno.
E ancora, ti domandavi chissà che faranno, quando non avranno più pagine a disposizione, che si inventeranno?, e sobbalzavi quando, per errori di ricezione del segnale, i numeri in alto a sinistra si incasinavano e magari uscivano fuori quattro cifre, e ti dicevi eccolo!, hanno finito lo spazio e l’hanno ampliato, inizia la nuova frontiera del Televideo e io ne sono testimone e taglianastri.
I titoli e gli articoli estremamente sintetici: ricordo quando un mio amico venne da me quest’estate e mi disse aho’, il Milan non cerca più Ronaldinho, adesso sta per prendere ’sto Dinho, ma chi è?, e io, compassionevole, guarda che Dinho sta per Ronaldinho, è un’abbreviazione che usa Televideo perché altrimenti non j’entrano i titoli, e mi sentivo orgoglioso, orgoglioso di far parte della ristretta cerchia di privilegiati che conoscono alla grande il Televideo e i suoi schemi, come quelli di un amico di sempre.
Mi piace pensare che il soprannome Dinho l’abbia creato lui, il Televideo, ecco.

Un tempo era quello il progresso, era quello il futuro, poi venne Internet, le chat, i social networks, e per un secondo, magari, qualcuno ha pensato che sarebbe morto là, il Televideo, soffocato da una concorrenza imbattibile.
Invece, per la programmazione serale continuo a consultarlo, e lo faccio anche per il calcio (per questo, e solo per questo, ogni tanto guardo anche Mediavideo, che però resta un gradino sotto, in quanto lurida e scorretta imitazione – malgrado abbia creato Il giornale del calcio, che è stata la più grande invenzione della storia dopo la macchina a vapore), per la politica.
Quasi a dire fammi sentire, di questa cosa, che ne pensa er Televideo, un novello opinionista politico de noantri.
Come un sapiente e vetusto imprenditore, il Televideo ha saputo ritagliare e conservare un proprio spazio, una propria ragion d’essere, un proprio perché.

E allora, onore al Televideo, che almeno lui è riuscito a trovarselo, un perché.

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E spegni quella cazzo di TV (ovvero: esibizionismo al cubo)

Venerdì 26 Settembre 2008

Oddio, sì.
Lo so che avevo promesso di mettere onlain lo spezzone della puntata di Post It in cui mi hanno intervistato telefonicamente.
E lo faccio, per carità.
Però vi premetto che sono ridicolo.
Una voce da idiota, mi mangio le parole, dicounmucchiodicazzate (il PD nell’ultimo governo Prodi!!!), considerate che non ce l’ho neanche fatta a vederlo tutto, tanto mi vergognavo.
Io ve lo metto, eh.

Ma vi giuro che dal vivo non ho questa voce!


Però per par condicio voglio mettere anche dei video in cui appaio un po’ più fico.

Il primo è un servizio delle Iene durante il quale mi hanno intervistato, perché insieme a tanti altri gruppi avevo segnalato una truffa perpetrata da una casa discografica milanese ai danni di più di ottanta band.
Cliccate qui per vedere il video, e sappiate che il coglione con la maglietta dei Tool che risponde alle domande di Viviani sono io.

Il secondo è il video della mia esibizione con gli Starlette nel corso del programma televisivo TOP, andato in onda su Gold TV e Sky 851 (mecojoni!!!).
C’è anche nella pagina Starlette di questo blog, ma tant’è, magari qualcuno non l’ha ancora visto.
A presto gente.
Dopo questa overdose della mia facciaccia, piantatevi una siringa di adrenalina nel cuore.

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Mamma, sono in tivù!

Mercoledì 24 Settembre 2008

Ciao gente,

Un post rapidissimo per dirvi che il mio post Caso Alitalia, Berlusconi è Comunista! è nella scaletta del programma Post-It di C6 TV. Se la tecnologia lo permetterà, interverrò anche via webcam nel corso della trasmissione.
La puntata sarà visibile sul sito di C6 TV a partire dalle 11:20 di oggi (è un po’ tardi, lo so!, ma ieri ho suonato e non ho potuto controllare la posta), e tra qualche giorno dovrebbe essere online anche sul sito della trasmissione.

Se volete vedere la mia facciaccia, è una bella occasione (sempre ammesso che ci riesca)!

AGGIORNAMENTO (h 13:02)
Il programma è andato in onda, presto posterò il link alla puntata.
Non sono riuscito a collegarmi in video perché al lavoro non mi è permesso installare la webcam, ma sono intervenuto telefonicamente ed è stato molto bello, domande intelligenti e mai banali, davvero un bel modo di fare informazione, e poi a costi bassissimi (credo/spero).

Ah, dimenticavo.
Ieri sono diventato giornalista pubblicista.
Adesso, finalmente, Berlusconi potrà dirmi che sono Comunista e Grillo che faccio informazione di regime prendendo soldi dallo Stato.

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