Beppe Grillo si candida alla segreteria del PD. Io lo voto, ma.

Domenica 12 Luglio 2009

Il pensiero di dover pulire casa per un’imminente cena con amici.
Qualche cazzata qua e là su Feisbuc, ché è sempre bene curiosare, non mi piace farmicazzimìa.
E Jazz mi scrive:
“Beppe Grillo è impazzito, si candida alla segreteria del PD“.
Non ci voglio credere.
Credo a uno scherzo, spero in uno scherzo.
Perché questa è una di quelle cose che escludo a priori dalla mia impostazione mentale, è come la Roma in seriebbì, come l’insalata russa, come Windows.
E inveceno.

Che dire, vivo sentimenti contrastanti.
Da sempre, vivo sentimenti contrastanti, riguardo a Grillo.
Ma non per le stronzate che propinano i politici, del tipo cià i soldi!, quindi è incoerente!, queste sono amenità che lascio ai ragazzini e alle casalinghe di Voghera, per me la coerenza è l’ultimo dei parametri sui quali giudicare una persona, tanto sono incoerente io.
Però non mi sta particolarmente simpatico come persona.
Non mi entusiasma come comico.
E lo trovo autoreferenziale, refrattario al confronto, spesso approssimativo e un po’ credulone.
Però, il ragionamento che ho sempre fatto a chi lo critica è.
Da qualche anno c’è una persona che dice che i politici sono corrotti, che bisogna mandare affancùlo questa classe dirigente, che bisogna riformare la politica secondo principi etici, e tu checcazzojevoidì?

E quindi, lo voterò, eccèrto che lo voterò.
Non sono un elettore del Piddì, ma di certo sono interessato al fatto che alla sua guida si metta una persona che giudico politicamente migliore degli altri.
E infatti ero orientato su Bersani, che tuttosommàto mi sembra una persona seria.
E invece non lo voterò, e mi dispiace molto per il bold piacentino.
Soprattutto perché questo voto a Beppe lo darò con malcelata convinzione.

Perché la forza di Grillo è sempre stata proprio il non entrare mai all’interno delle logiche che critica.
Se dovesse vincere (improbabile), sarà molto più attaccabile.
E se dovesse perdere, sarà molto più attaccato.

Come dice il grande Alberto Radius:
La riconversione
non mi sembra una ragione
per confondere lo schiavo col padrone”

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Marxisti-Leninisti Discodance!

Mercoledì 6 Maggio 2009

Negli ultimi giorni mi sono cimentato con un programmino famosissimo che soddisfa pienamente le esigenze di chi, batterista come me (e quindi totalmente incapace di comporre qualcosa che abbia anche una minima accezione armonica), vuole comporre musica orecchiabile senza troppi sbattimenti.

Così, con un amico ho fondato un progettattempopèrso parallelo agli Starlette: i Big Trouble in Vitinia.

Il nostro primo singolo, estratto dall’album (per adesso ancora inesistente) Murder in Via Codigoro, è qualcosa di veramente devastante, a metà strada tra Goa, Psytrance, Industrial e canzone popolare Italiana.

Sbarca su Iutùbb il pezzo che ha sbaragliato le charts di tutto il mondo: la Marxisti-Leninisti Discodance!

Cliccate sull’immagine sottostante per ascoltare la canzone: non date troppo retta al video artigianale (anche se noi che facciamo i coglioni è una cosa preziosa), ascoltate la musica e… dategli cinque stelle!!!

mldd


Mai fidarsi di qualcosa che sanguina per cinque giorni e non muore

Lunedì 6 Aprile 2009

Ehm.
Preparatevi.
Oggi sto per farvi vedere qualcosa di veramente vomitevole.
In verità il video è abbastanza vecchio, molti lo conoscono già, dunque non me ne vogliate se sono ridondante.
E non me ne vogliate neanche se vi farà senso!
Ma io l’ho trovato geniale, e per questo vorrei proporlo alle (poche) persone che ancora non lo conoscono.
Buona visione, e tenetevi vicino un secchio per lo sbratto.

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Di Pietro Dance

Giovedì 4 Dicembre 2008

Come stai?
Bene, rispondeva, con il sorriso sulle labbra.
Fino al giorno in cui si suicidò.

Gli aggiornamenti del mio blog sono ormai più rari dei discorsi intelligenti di Valeria Marini.
Anzi no, ché quelli sono inesistenti.
Ma esisto ancora, sono ancora vivo, e scrivo, scrivo, anche se meno sul blog e più da altre parti.
Tornerò presto ad assillarvi.
Nel frattempo, godetevi un video eccezionale, dura appena un minuto.
Ed è la Di Pietro Dance!
Prezioso, un dj geniale, ha mixato alcune frasi di Di Pietro con una base dance.
Il risultato è esilarante, godetevelo.

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Chi vuol essere un milionario paraculo?

Lunedì 20 Ottobre 2008

Chi vuol essere milionario? è un retaggio dei primi anniduemila.
Ebbe un successo strepitoso, all’inizio: era l’unico programma a mettere in onda un premio così alto, ed in più la grafica accattivante e la bravura del conduttore lo rendevano appetibile a massaie cucinoindaffarate e studenti in riposo delle setteqqualcosa.
Poi, andando avanti con il tempo, si scoprì che si potevano vincere somme quasi-altrettanto ingenti grazie ad un parametro molto più terraterra rispetto alla cultura personale: il culo, il culo e… be’, ancora il culo.

Ma quando studiai a New York per un mese, durante il quarto anno di liceo, feci una scoperta allucinante, da pisciare in testa ad Indiana Jones.
Scoprii il Chi vuol essere milionario? americano, anzi, statiunitense.
La prima cosa che mi balzò all’occhio fu la semplicità estrema delle domande, ennesima dimostrazione del fatto che il livello culturale americano è più basso del culo di Clarence Seedorf.
Ricordo che in un’occasione la domanda da sessantaquattromiladollari (la quint’ultima, ndC) era su quale tipo di triangolo si applica il Teorema di Pitagora?
Oh, Dio.
E il concorrente, che era una specie di redneck del Connecticut:

I believe it’s right-angled, but I’d like to use the Phone-A-Friend lifeline (Credo che sia il triangolo rettangolo, ma vorrei usare l’aiuto da casa)

Dio, che schifo.

Ma la cosa ancora più bella era la conduzione di Regis Philbin.
Pragmatica, vertiginosa, drammaticamente americana.
In America non è come in Italia, non ti fanno aspettare quaranta minuti prima di dirti se la risposta è giusta o sbagliata.
Tu dai la risposta, confermi, e loro bum!, subito, dentro o fuori, ti danno il responso in maniera brutale.
(Ad onor del Belpaese va tuttavia specificato che l’edizione Italiana, proprio per la tensione che riesce a trasmettere, è stata giudicata la migliore al mondo)

Oggi vorrei proporvi un video che ben rappresenta il secondo dei punti appena illustrati.
John Carpenter, omonimo del famoso regista, è arrivato all’ultima domanda.
La prima cosa da sottolineare in questo video è che dal momento in cui il presentatore fa la domanda a quando comunica se la risposta è esatta o no passano appena due minuti e trentaquattro secondi.
Ma la seconda cosa, la più assurda, è il comportamento del concorrente. Spero vivamente che possiate capire bene l’Inglese del parlato o il Francese dei sottotitoli, perché quest’uomo fa una cosa veramente geniale, assurda e tipicamente Americana.

Buona visione.
P.S. – Potete trovare cosa dice Carpenter qui, ma andateci solo se non avete capito il video.

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