Quello che non sono riuscito a dire nel corso dell’intervista telefonica a Post-It è che non mi sono mai posto il problema di conoscere o meno le persone che frequentano il mio blog.
Alcuni non vogliono farlo perché credono sia bello che una conoscenza telematica rimanga tale.
Altri vogliono farlo perché vogliono scoprire cosa c’è dietro le tastiere.
Oggi ho un piccolo invito da fare a quelli che rientrano nella seconda categoria e che abitano a Roma e dintorni.
Domani, sabato 4 ottobre 2008, alle 22:30 (anche se potrebbe iniziare più tardi, dipende da quando il locale sarà abbastanza pieno) mi esibirò con il mio gruppo, gli Starlette (featuring Ulderico al sax, per tre canzoni), al FoxHole Pub, in via Paola Falconieri 47/B (zona Monteverde).
Se non sapete chi sono gli Starlette, ascoltate Jack:
E se vi piace Jack, ascoltate anche gli altri pezzi nella pagina Starlette.
Il locale è piccolissimo (se volete stare seduti vi conviene prenotare chiamando il numero 065376300), il palco minuscolo, ma noi cercheremo di essere grandi.
Sarà un concerto intimo, spero bello proprio per questo.
E poi, voglio dire, avrete l’occasione di capire perché sono orgoglioso di essere un batterista.
Starlette live @ The FoxHole Pub
Venerdì 3 Ottobre 2008Zero
Domenica 20 Luglio 2008Sergio, erano sei anni che aspettavo questo momento: ti prego, non fatemene aspettare altri sei.
Dal concerto dei Bluvertigo a Villa Ada me ne vado senza aver parlato per l’ennesima volta con Morgan, senza aver parlato per la prima volta con Andy, ma con l’autografo e due chiacchiere con Sergio, il batterista.
Sergio Carnevale, al di là del fatto che è uguale a Massimo Bagnato, è una vera goduria da vedere live. Tutto sudato, di quel sudore che abbandona i capelli e si trascina lascivo fin sulla barba, che domina e percuote i tamburi con quella pacchiana sobrietà che solo i batteristi sanno assumere.
I Bluvertigo, per me, sono un po’ come il crollo del muro di Berlino per il socialismo reale.
Un momento in cui finisce una cosa e ne inizia un’altra, un anello di congiunzione, un pezzo del domino che presenta al contempo caratteristiche proprie del precedente e del successivo.
Posso dire che i Bluvertigo siano il mio gruppo preferito in assoluto: la sintesi perfetta tra una musica allucinata e schizofrenica e dei testi mai scontati e sempre efficaci.
I Bluvertigo mi hanno aiutato a buttarmi giù quando ero triste, ed a credere di rialzarmi nei momenti in cui avevo bisogno di una botta d’orgoglio.
Mi è restato il sapore di un evento atteso da tempo, come l’ultimo giorno di scuola, e di un concerto che è stato così bello anche e soprattutto per i suoi difetti.
L’attacco sbagliato su Zero.
L’assenza di Decadenza, Niente x scontato e (Le arti dei) Miscugli.
Le “sole” due ore di concerto, nonostante, anche qualora avessero suonato di più, qualsiasi di più non sarebbe mai stato abbastanza ai miei occhi.
Morgan che la voce l’ha lasciata in mille pacchetti di sigarette.
Mi hanno fatto sentire sbagliato, distratto, vecchio ed orgoglioso di esserlo.
Chi mi ama non mi vuole correggere
in fondo si tratta solo di esser buoni o cattivi
a certe cose che dici non pensi neanche
e se sei nervoso è solo perché vivi in città
Percorsi esistenziali Monza-Milano
e se prendi il concorde arrivi prima di partire
soddisfatto di esserti anticipato?
Piscodramma oppure psicoreato?
Poter migliorare peggiorando
la notte serve a scrivere i romanzi
“Ti dispiace essere un mio sogno erotico?”
Se l’uno è verità
il due è la materia
il tre è tutto ciò che senso ha
Il cattivo tenente si trova da Blockbuster
chi fa film di questo tipo si descrive o inventa tutto
c’è chi muore per quello che fa
chi ogni tanto si concede
di non esser bravo
gli tocca reincarnarsi
Io è un altro
lo zero non esiste
niente è nulla
tutto è mio
La soluzione non è l’oriente
ma poter scegliere di andarci a piacimento
l’innamoramento
come motore universale
ma è come non aver detto niente
“Ti piace Springsteen?
Ok, non c’è problema”
E tutto quello che la gente fa, nei giudizi
non è che cosa ma come lo si fa
Anche il solo dire “io” è un messaggio
senza un’idea non ci si alza dal letto
purtroppo
Io è un altro
lo zero non esiste
niente è nulla
tutto è mio
La questione è
l’interesse
nelle cose
Z.E.R.O.
Il messaggio è
conservare
bottiglie vuote
Z.E.R.O.
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La tua musica
Domenica 25 Maggio 2008Sabato pomeriggio in un famoso negozio di strumenti musicali romano.
A comprare un paio di Regal Tip Jeff Porcaro (benauguranti – beneauguranti? - per un batterista), quelle usate dal 3% dei batteristi, troppo piccole, mi si spezzano subito, e poi tu meni come un bastardo, quanto ti durano?
1) Un bambino pettinato in stile Ivano di Viaggi di Nozze, accompagnato da mamma e fratello maggiore, compra la sua prima batteria, una Roland V-Drum piuttosto primitiva concepita per occupare il minor spazio possibile e non fare rumore (un ossimoro di rara efficacia, per un aspirante percussionista). L’anziano gestore del locale gli fa la predica: mi raccomando, studia, ché magari un giorno riesci a farlo di mestiere ed è la cosa più bella del mondo. Un po’ naif, d’accordo, ma non sarebbe un problema se il fratellone, incarnando alla stragrande lo stereotipo annunciato dal suo taglio di capelli, non commentasse: sì, daje, così poi i sordi mii dai te.
Ma va be’, son ragazzi.
2) Sotto lo sguardo severo del responsabile del reparto percussioni faccio il mio ingresso nella sala in cui si provano le batterie. Ci sono delle elettroniche da sturbo, tutte già collegate e pronte ad essere malmenate. Il problema è che c’è un solo sellino e lo sta usando un gruppo di tredicenni totalmente inadatto a qualsiasi tipo di approccio musicale pratico. Come tanta gente, quando vedono una batteria credono di trovarsi di fronte alla Sacra Sindone che piange sangue abbracciata alla Madonna sorretta da Padre Pio crocifisso a testa in giù. Con il culo ben caldo sul suddetto sellino, regalano colpi a caso sui tamburi, con una violenza che sarà neanche un decimo di quella che io applico sugli stessi, ma con una tale sgradevolezza di suono e ritmo da risultare più fastidiosa di uno Stabilo Boss nel buco del culo. Io, invece, con i miei dieci anni di batteria, sono costretto a tamburellare mestamente su pelli attraenti, e alla fine mi becco io la ramanzina del custode, che mi dice di lasciar perdere. Come a dire non è un giocattolo, quello. A me. Ma vaffanculo, penso, ed esco incazzato dalla sala, dopo essermi fatto inculare da un gruppo di ragazzini, una sorta di pedofilia all’incontrario che mi fa bruciare testa e chiappe.
Ma va be’, son ragazzi.
3) Aspiranti metallari crescono: sedicenni appena usciti da scuola, pranzo al McDonald’s e via a sfoggiare in giro per Monteverde le loro magliette degli Iron Maiden comprate dallo Zoppo. Si aggirano per il negozio a guardare chitarre, entusiasmandosi di fronte a modelli mediocri ma belli alla vista (o almeno, a me piace pensare così). Parlano con i commessi, provano strumenti, commentano a voce alta per mettersi in mostra, consapevoli che, alla fine, non compreranno niente (magari giusto un set di corde consigliato dal cassiere – mo’ le vojo prova’/aho’, suonano da paura!), e quindi il loro ruolo nel locale è più inutile di un preservativo bucato.
Ma va be’, son ragazzi.
Quello che davvero mi da al cazzo, invece, sono i commessi.
Ultimamente pare che per lavorare lì tu debba essere uscito dritto dritto da un booklet dei Limp Bizkit: il cassiere e il responsabile del reparto batterie, fatti con lo stampino ma colorati diversamente (ed anche piuttosto male). Cappello al contrario, gomma in bocca, jeans a tre quarti, maglietta larga e capisco cos’è l’odio.
Ma soprattutto, per lavorare in quel negozio devi avere un requisito fondamentale: essere completamente lobotomizzato.
Lo penso, lo credo da sempre, ma sono sempre disposto a concedere una seconda opportunità. Cosìmi sforzo di sopportare il responsabile del reparto percussioni, che tutto sommato è meglio del precedente (Salve, vorrei un paio di Regal Tip Jeff Porcaro! “Ma che cazzo fai, no, mi rifiuto. Prendi queste sono meglio” Senti, stronzo, dammi un paio di Regal Tip Jeff Porcaro e vattene a fanculo).
Mi avvio a pagare alla cassa.
Mi avvicino a Fred Durst timoroso, pregando Dio che non dica una parola.
Prende lo scontrino.
Fin qui tutto bene.
Mi dice “Nove euro”.
Fin qui tutto bene.
Mi chiede “che reparto è?”, ma che cazzo gliene frega?
“Batteria”.
Fin qui tutto bene.
Faccio per andare via, lui mi blocca con la sua voce da Lisa Simpson.
“Che te sei comprato, Vic Firth?”.
E’ lui.
L’odio.
Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani.
Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro il tizio si ripete: “Fin qui tutto bene”.
Il problema non è la caduta
ma l’atterraggio.

Pubblicato da Mr.Tambourine
Ho già scritto
Pubblicato da Mr.Tambourine
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