Perché Berlusconi è come un ombrello

Martedì 31 Marzo 2009

“Per me Berlusconi è stato come un ombrello”, mi disse.
Quasi non glielo volevo chiedere, il perché. Quella frase era così ambigua e fascinosa che avrei voluto mantenesse il fascino dell’ininterpretabilità.
E infatti, pochi secondo dopo.
“Perché?”.
“Grazie per la domanda”, sorrise, “perché l’ombrello è l’oggetto pro-tempore per eccellenza. Io, personalmente, non lo prendo mai a meno che non piova a dirotto. Non sono borioso e previdente, non guardo i nuvoloni grigi in cielo né sento dolori al callo, semplicemente valuto l’evidenza e decido di conseguenza.
Poi puntualmente accade che smette di piovere.
E l’ombrello è uno dei pochi oggetti che possono servirti quando esci di casa, ma non quando rientri a casa.
E infatti, io l’ombrello me lo dimentico.
Sempre.
Puntualmente.
Ovunque.
Anche la giacca può avere un’utilità temporanea, ma voglio dire, la giacca è una roba importante, nessuno si sogna di scordarsela da qualche parte.
Invece l’ombrello è un oggettaccio da quattro soldi, che smerciano a poco prezzo i venditori ambulanti.
Io una volta lo votai, Berlusconi.
Perché quel giorno vidi piovere.
Poi, come sempre, me lo scordai in qualche angolo.
E, diomenevoglia, non ne sento assolutamente la mancanza”.

È dura sapere cosa si pensa dell’Italia all’estero.
È dura anche ammettere e ricordare che Berlusconi ha fondato il pidièlle fondando il suo lurido partito con uno che deriva direttamente dalla tradizione fascista.
Noi ormai neanche ci facciamo più caso, perché Fini si è smarcato da quelle idee, almeno a parole.
Però i La Russa, gli Alemanno restano.
E infatti, leggete questo articolo del Guardian sulla nascita del pidièlle.

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Antiamericanismo o barbarie

Mercoledì 8 Ottobre 2008

L’America? Solo guerra e burro di arachidi.
Mr.Tambourine

Molto spesso noi Comunisti siamo accusati di antiamericanismo.
Non mi piace molto questa parola, in verità.
Una rondine non fa primavera, e allo stesso modo gli Stati Uniti non fanno l’America: non è giusto gettare Canadesi, Argentini, Messicani, Cubani & Compagnia Bella nello stesso calderone degli Statiunitensi.
Come dire, allora?
Antistatiunitensismo?
Mah, non funziona.
Vada per antiamericanismo, allora.
Ma sappiate che per Americani intenderò Statiunitensi, d’ora innanzi.

Gli Americani sono come i Dobermann.
Avete presente la leggenda in base alla quale questi cani impazziscono perché il loro cervello cresce più rapidamente della scatola cranica?
Ecco, gli Americani sono esattamente così.
Quando la loro testa è ancora pura (fino all’adolescenza, diciamo), sono le persone più piacevoli del mondo: odiano ogni formalismo, sono easy, festaioli, gai (alcuni di loro anche gay – ma questa è un’altra storia).
Poi subiscono il bombardamento mediatico della loro società, che comincia ad infarcirli di un mucchio di stronzate sulla concorrenza, la competizione, la selezione naturale, la legge del più forte, il pesce grande che mangia quello piccolo e via discorrendo.
Così diventano arrivisti, invidiosi, assetati di potere, egocentrici, autoreferenziali.
Se ci fosse un metodo, vorrei che fosse il mio, cantano gli Afterhours.
Un metodo c’è, ed è il mio, replicano gli Americani.

Man mano che il potere che detengono aumenta, gli Americani impazziscono.
Farneticanti, frenetici, in preda a deliri da onnipotenza e paranoie complottistiche parastatali.
Prendete Obama, per esempio.
Che è un grande, per carità.
Ma con il suo credito agli occhi degli Americani ha iniziato a crescere anche il numero di stronzate che spara.

Quindi, non prendiamoci per il culo, gente.
L’Antiamericanismo non è questione politica, ma genetica.

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E spegni quella cazzo di TV (ovvero: esibizionismo al cubo)

Venerdì 26 Settembre 2008

Oddio, sì.
Lo so che avevo promesso di mettere onlain lo spezzone della puntata di Post It in cui mi hanno intervistato telefonicamente.
E lo faccio, per carità.
Però vi premetto che sono ridicolo.
Una voce da idiota, mi mangio le parole, dicounmucchiodicazzate (il PD nell’ultimo governo Prodi!!!), considerate che non ce l’ho neanche fatta a vederlo tutto, tanto mi vergognavo.
Io ve lo metto, eh.

Ma vi giuro che dal vivo non ho questa voce!


Però per par condicio voglio mettere anche dei video in cui appaio un po’ più fico.

Il primo è un servizio delle Iene durante il quale mi hanno intervistato, perché insieme a tanti altri gruppi avevo segnalato una truffa perpetrata da una casa discografica milanese ai danni di più di ottanta band.
Cliccate qui per vedere il video, e sappiate che il coglione con la maglietta dei Tool che risponde alle domande di Viviani sono io.

Il secondo è il video della mia esibizione con gli Starlette nel corso del programma televisivo TOP, andato in onda su Gold TV e Sky 851 (mecojoni!!!).
C’è anche nella pagina Starlette di questo blog, ma tant’è, magari qualcuno non l’ha ancora visto.
A presto gente.
Dopo questa overdose della mia facciaccia, piantatevi una siringa di adrenalina nel cuore.

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Caso Alitalia, Berlusconi è Comunista!

Lunedì 22 Settembre 2008

È sorprendente come il Berlusconismo abbia permeato anche le menti più critiche.
Dopo il fallimento della trattativa del Cai per Alitalia, una delle mie amiche più informate e preparate ha commentato che dramma!, e comunque è tutta colpa dei sindacati!
Dramma?
Sindacati?
Wait a moment, qualcosa non quadra.

I sindacati fanno schifo, d’accordo. Ma non fanno schifo perché ricattano le aziende. Fanno schifo perché, nella maggior parte dei casi, il dialogo con questi non si esaurisce in mettiamoci d’accordo perché i lavoratori siano penalizzati il meno possibile, ma in quanti soldi tu, imprenditore, devi dare a me, sindacalista, perché io ti permetta di licenziare i lavoratori che vuoi licenziare.
In questo senso, è colpa dei sindacati.
Ma quando il Cai si è ritirato dalla trattativa io ho goduto.

Per quale motivo c’è questa assoluta necessità di avere una compagnia di bandiera, che da vent’anni grava sulle spalle dei contribuenti Italiani? Voglio dire, in Svizzera, Spagna, Brasile, Giappone non c’è. La Swissair, tra l’altro, è fallita come dovrebbe fare Alitalia.
Perché in Italia non ci può non essere una compagnia di bandiera? Per questo sedicente orgolio Italiano, secondo il quale è brutto che un’azienda Italiana fallisca, oppure perché, forse, il governo Berlusconi non saprebbe più dove prendere i soldi dopo l’usuale Caporetto dei conti pubblici che accompagna la sua gestione?

Questa gente è abilissima a sciacquarsi la bocca con parole quali liberismo, Stato non interventista e libero mercato. E vorrebbero insegnare a noi Comunisti, che la nostra teoria l’abbiamo creata proprio studiando la loro, cos’è il capitalismo.

Be’, il capitalismo sostiene che se un’impresa è inefficiente,fallisce.
E se un’impresa fallisce, fallisce e ne subentrano altre più efficienti.
È ora che gli Italiani imparino che, con questa mentalità da volemose bbene, con questo tentare sempre e comunque di inculare il prossimo, con questa vergognosa sfilza di benefici e poltrone scaldate, le imprese falliscono.
E gli Italiani meritano il fallimento, meritano l’Argentina, meritano di perdere soldi e competitività sul mercato internazionale, altrimenti non cambieranno mai.

Ma Berlusconi questo non lo accetta. Berlusconi applice l’interventismo statale più spudorato e socialista.
È per questo che dico attenzione!, Berlusconi è Comunista.
E ci sta facendo pagare il retaggio di una cultura che gli appartiene, un retaggio fatto di controllo sociale, censura dell’informazione e mancanza di libertà e competizione.
Italiani, salviamo il nostro paese dal Comunismo Berlusconiano, facciamo fallire Alitalia!

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Aggiorniamo il Palazzo della Civiltà Italiana!

Venerdì 12 Settembre 2008

Io vivo all’EUR.
È un bellissimo quartiere in cui vivere, l’EUR.
C’è tanto verde, un traffico tutto sommato sopportabile, ed è pieno di posti dove farsi le canne.
Ha solo un difetto, l’EUR.
La sua fottuta architettura razionalista, figlia del regime fascista che ha creato questo quartiere.
Aho’, ma che stai a di’, er Duce ha bonificato l’Agro Pontino, aho’!
Per carità, chi lo nega.
Solo che mi sono un po’ rotto il cazzo di questa concezione secondo la quale ad un politico basta realizzare una cosa positiva per far sì che tutte le altre passino in secondo piano, un po’ come Berlusconi e l’abolizione della tassa di successione.

Dunque, l’architettura, dicevamo.
Simbolo del razionalismo fascista, all’EUR, è il Palazzo della Civiltà Italiana, altrimenti noto come Palazzo della Civiltà e del Lavoro, super-altrimenti noto come Colosseo Quadrato, mega-ultra-altrimenti noto come Groviera.

Una colata di cemento parallelepideoidale trapanata di archi su ogni lato.
Cinquantaquattro a facciata, per la precisione.
Sei file orizzontali di nove archi ciascuna, per la ancor-più-precisione.
Sei come le lettere di Benito, nove come quelle di Mussolini.
Meno male che a Stefania Prestigiacomo non è mai venuto in mente di innalzare un momumento in suo onore, altrimenti Roma avrebbe più buchi dei conti pubblici Italiani.

In cima a ogni facciata, una scritta recita:

VN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI

Questa dicitura, però, è a mio parere ormai obsoleta; manca qualcosa:

DI MAFIOSI DI CAMORRISTI DI CORROTTI DI LADRI DI STRAGISTI DI MAMMONI DI OZIOSI DI PIDVISTI DI SERVI DI CATTOLICI DI TRVFFATORI

Che ne dite? Chi me l’appoggia? Appendiamo uno striscione integrativo?

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AGGIORNAMENTO (13/09/2008)
Un ringraziamento va a Matthew per avermi ricordato che, purtroppo, siamo anche un popolo di Cattolici.