Marxisti-Leninisti Discodance!

Mercoledì 6 Maggio 2009

Negli ultimi giorni mi sono cimentato con un programmino famosissimo che soddisfa pienamente le esigenze di chi, batterista come me (e quindi totalmente incapace di comporre qualcosa che abbia anche una minima accezione armonica), vuole comporre musica orecchiabile senza troppi sbattimenti.

Così, con un amico ho fondato un progettattempopèrso parallelo agli Starlette: i Big Trouble in Vitinia.

Il nostro primo singolo, estratto dall’album (per adesso ancora inesistente) Murder in Via Codigoro, è qualcosa di veramente devastante, a metà strada tra Goa, Psytrance, Industrial e canzone popolare Italiana.

Sbarca su Iutùbb il pezzo che ha sbaragliato le charts di tutto il mondo: la Marxisti-Leninisti Discodance!

Cliccate sull’immagine sottostante per ascoltare la canzone: non date troppo retta al video artigianale (anche se noi che facciamo i coglioni è una cosa preziosa), ascoltate la musica e… dategli cinque stelle!!!

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Berlusconismo e cuoio capelluto

Venerdì 19 Settembre 2008

La teoria che sto per esporre mi fu suggerita da un amico tempo fa.
Sostiene che Berlusconi si è trapiantato i capelli per svincolarsi dall’immagine del dittatore pelato.
Pensateci bene, è vero: nell’immaginario collettivo, molti pessimi politici Italiani non avevano i capelli; quelli buoni, invece, li avevano. Qualche esempio:

  • Benito Mussolini, calvo, cattivo;
  • Pietro Badoglio, calvo, cattivo;
  • Alcide de Gasperi, capelluto, buono;
  • Bettino Craxi, calvo, cattivo;
  • Aldo Moro, capelluto, buono;
  • Enrico Berlinguer, capelluto, buono.

In effetti esistono delle eccezioni, quali ad esempio Andreotti e Cossiga, ma ovviamente non ne parlerò perché non mi conviene presentare argomentazioni che possano mettere in crisi qualsiasi teoria che presento (quest’affermazione si autodistruggerà tra dieci secondi).

Ma il mio amico non si è fermato qui, è andato oltre. Ha notato che per l’Unione Sovietica è accaduto l’esatto contrario: i pelati erano buoni, i capelluti cattivi. Qualche esempio:

  • Vladimir Lenin, pelato, buono;
  • Josif Stalin, capelluto, cattivo;
  • Nikita Krusciov, pelato, buono;
  • Leonid Breznev, capelluto, cattivo;
  • Mikail Gorbaciov, pelato, buono.

Ecco perché gli Italiani continuano a votare Berlusconi!
Avesse fatto fare il suo normale corso alla natura, ora sarebbe il terrore di tutti noi.

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Aggiorniamo il Palazzo della Civiltà Italiana!

Venerdì 12 Settembre 2008

Io vivo all’EUR.
È un bellissimo quartiere in cui vivere, l’EUR.
C’è tanto verde, un traffico tutto sommato sopportabile, ed è pieno di posti dove farsi le canne.
Ha solo un difetto, l’EUR.
La sua fottuta architettura razionalista, figlia del regime fascista che ha creato questo quartiere.
Aho’, ma che stai a di’, er Duce ha bonificato l’Agro Pontino, aho’!
Per carità, chi lo nega.
Solo che mi sono un po’ rotto il cazzo di questa concezione secondo la quale ad un politico basta realizzare una cosa positiva per far sì che tutte le altre passino in secondo piano, un po’ come Berlusconi e l’abolizione della tassa di successione.

Dunque, l’architettura, dicevamo.
Simbolo del razionalismo fascista, all’EUR, è il Palazzo della Civiltà Italiana, altrimenti noto come Palazzo della Civiltà e del Lavoro, super-altrimenti noto come Colosseo Quadrato, mega-ultra-altrimenti noto come Groviera.

Una colata di cemento parallelepideoidale trapanata di archi su ogni lato.
Cinquantaquattro a facciata, per la precisione.
Sei file orizzontali di nove archi ciascuna, per la ancor-più-precisione.
Sei come le lettere di Benito, nove come quelle di Mussolini.
Meno male che a Stefania Prestigiacomo non è mai venuto in mente di innalzare un momumento in suo onore, altrimenti Roma avrebbe più buchi dei conti pubblici Italiani.

In cima a ogni facciata, una scritta recita:

VN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI

Questa dicitura, però, è a mio parere ormai obsoleta; manca qualcosa:

DI MAFIOSI DI CAMORRISTI DI CORROTTI DI LADRI DI STRAGISTI DI MAMMONI DI OZIOSI DI PIDVISTI DI SERVI DI CATTOLICI DI TRVFFATORI

Che ne dite? Chi me l’appoggia? Appendiamo uno striscione integrativo?

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AGGIORNAMENTO (13/09/2008)
Un ringraziamento va a Matthew per avermi ricordato che, purtroppo, siamo anche un popolo di Cattolici.


Emilia Paranoica

Lunedì 18 Agosto 2008

Avevano ragione, gli Offlaga Disco Pax.
La toponomastica delle città emiliane è qualcosa di splendido e irrinunciabile.

Via Unione Sovietica.
Via Yuri Gagarin.
Via XXV aprile.
Via Carlo Marx.
Via Stalingrado. Via Giacomo Matteotti.

Reggio Emilia. La città che ha dato i natali ai CCCP, ai già citati Offlaga Disco Pax, ai Giardini di Mirò, a Ligabue, al Correggio, a Zucchero.
E purtroppo anche a Pierluigi Castagnetti, Romano Prodi, Iva Zanicchi.
La città nella cui provincia c’è Cavriago, paese d’origine di Orietta Berti, del quale Lenin è sindaco onorario dal 1917 (e nell’omonima piazza c’è una statua in suo onore).

Tutta un’altra storia, ragazzi, noi romani che ne sappiamo.
In Emilia sì che c’è rispetto per il Comunismo.
Durante lo scalo a Bologna, per esempio, mi fermo a comprare la Settimana Enigmistica.
Un signore abbastanza anziano vuole comprare un giornale, ma ha un’incomprensione con l’edicolante, forse per essere stato brusco nel chiederlo.
Le gli fa: i giornali per lei sono finiti, se ne vada.
E lui: lei è una sporca fascista!
Splendido, geniale.
Quel lei è che mantiene il distacco, e quello sporca fascista che in Emilia è un insulto con fiocchi e controfiocchi, mentre a Roma ci sarebbe pure qualcuno in grado di risponderti grazie, me ne vanto o meglio fascista che frocio.

A Reggio Emilia i palazzi sono bassi, l’architettura è spartana, quasi povera, a voler mantenere un pizzico di romanticismo di regime.
Sui cartelloni degli eventi, la parola più ricorrente tra le fila degli enti organizzatori è Cooperativa.
Il tasso di disoccupazione è uno dei più bassi d’Italia, eppure la città è terza a livello nazionale per il numero di immigrati presenti. Mi piacerebbe sentire qualcuno dire ancora maledetti rumeni che ci rubano il lavoro.

Le campagne intorno danno l’impressione di silenziosa antichità.
Di uno spazio così grande e verde da sembrare un mostro buono che ti inghiotte a tradimento.
Perché se nasci lì, se non ci stai attento, la cultura che viene dalle grandi città rischia di fotterti il cervello, rischi di rimanere intrappolato tra Uomini e donne e il fascino del Berlusconismo.
Ed è difficile essere una testa libera.

In un paesino dalla mentalità angusta e soffocante, una bambina dai capelli che paiono sempre sporchi cresce correndo tra i prati e giocando con cani e gatti più liberi del protagonista di A/R.
Il passato camuffato da futuro gli porge la tagliola, lei la evita e capisce qualcosa che la maggior parte delle persone al mondo non riesce ad intendere: che ha una testa, che ha una testa sua.
Troppo facile, perdersi nella banalità immorale.
Troppo mortificante, scegliere ciò che è vicino.
Invece, realizza che viene da Reggio nell’Emilia, un modello per l’Italia.
E quindi ha il dovere di coltivare l’idea, un po’ estemporanea, di cambiare il mondo.

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I Mercoledì di Pippo

Lunedì 25 Febbraio 2008

Chi mi ama non mi vuole correggere
in fondo si tratta solo di esser buoni o cattivi

Se c’è una causa che mi porterò fino alla tomba è quella del tre.
Tre sono i fratelli, signori.
Nati tutti ogni nove anni (treppertré) e quattro mesi.
E tre sono le passioni che accomunano me e i miei fratelli.
Tre, quelle che loro mi hanno trasmesso.
Potrebbero essercene altre, magari.
I R.E.M., ad esempio, ma quelli mi sono entrati dentro uscendo dal solo Simone.
Oppure Goodfellas, ma quello è territorio di Teo e solo di Teo.
A legare indissolubilmente tutti e tre, invece, sono tre altre cose.
Tre passioni che sono il vero marchio di fabbrica dell’ultima generazione dei Delicato.
Marco Van Basten, Corrado Guzzanti e Vittorio Sgarbi.

Non si può mica semplificare sempre
la distinzione tra il bene e il male, poi
non è visibile ad occhio nudo
io non sono più così sicuro


Ecco, appunto, Vittorio Sgarbi.
Ricordo bene quei dopopranzo passati insieme a guardare Sgarbi quotidiani.
Tutte quelle critiche artistiche, l’elogio dell’opera di Velasquez, le feroci critiche alla politica e alla televisione.
Se ad oggi c’è gente che si permette di definire nuovo addirittura il Partito Democratico, allora non si può negare che Sgarbi, allora, fosse un personaggio veramente fuori dagli schemi.
Costruito dalla televisione, magari.
Iracondo, magari.
ScenograficoAutoreferenzialeFumoso, d’accordo.
Ma restava comunque uno che, nel bene o nel male, riusciva inevitabilmente a colpire.
A destra della sinistra e a sinistra della destra.
Provocatorio, innovativo, sofisticato, ironico.
Che risate, lo Sgarbi di allora.
Ricordo una puntata di Sgarbi quotidiani in cui, a seguito di varie critiche che gli erano state mosse, rimase in silenzio per tutta la puntata (dieci minuti circa), facendosi inquadrare dal profilo migliore, muovendosi, rispettando il suo (e anche mio, forse proprio per questo) luogo comune delle mani nei capelli.

Adesso, Sgarbi non è più il personaggio velenoso di una volta.
Indifeso, stereotipato, convenzionale, non lo riconosco più.
Non si arrabbia più, non è più cinico e speitato come una volta.
Ora, se perde le staffe, lo fa solo per copione.
Per rispettare il suo personaggio.
E le sue invettive non sono più così geniali, così fini, così taglienti.
Ora dà della fascista alla Mussolini e del frocio a Cecchi Paone.
Facile, troppo facile, così.

Ma in fondo, mi dico, è questo che vuole la gente.
Persone mediocri, che dicono cose mediocri, che fanno provare emozioni mediocri.
Che non ti facciano sentire particolarmente felice né particolarmente triste.
E tutti mascherano questa voglia di mediocrità dietro una sedicente pretesa di elementarità.
Non si è più disposti a soffrire per essere felici.
Non c’è più disponibilità verso la testardaggine.
Non c’è più stimolo ad andare contro tutto e contro tutti.
Non c’è più la tendenza a scegliere la via più difficile.

Down beneath the impossible pain of our history
Beneath unknown bones
Beneath the bedrock of the mystery
Beneath the sewage system and the path train
Beneath the cobblestones and the water main
Beneath the traffic of friendships and street deals
Beneath the screeching of kamikaze cab wheels
Beneath everything I can think of to think about
Beneath it all
Beneath all get out
Beneath the good and the kind and the stupid and the cruel
There’s a fire that’s just waiting for fuel
There’s a fire just waiting for fuel
There’s a fire just waiting for fuel
There’s a fire just waiting for fuel

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